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Female, 4 july 1994, cancer, italian, pastry chef, player gdr, yaoi♥, photoshopper, fanwriter, ravenclaw, half blood, daughter of Athena.
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the Seven + Nico and Reyna

Il resto è silenzio

CAPITOLO UNO.
#Un’arcata vuota.


Se ne sta seduto su una panchina, l’aria è fresca e il sole scivola tiepido sulla città, sugli alberi color tramonto che nascondono il cielo sopra di lui. Il parco è semivuoto. Alcune persone passeggiano silenziosamente, altre fanno jogging e altre ancora portano a giro i propri animali domestici. È presto, molto presto, ma a Nico non importa. Da quando ha cominciato a lavorare presso una caffetteria vicino casa, così da non dipendere totalmente da suo padre, passare la mattinata al parco lo rilassa. Gli occhi sono stanchi, appesantiti da profonde occhiaie che suggeriscono quanto sia stancante mantenere un ritmo come quello: studio e lavoro part-time. Ha a mala pena il tempo di mangiare, in effetti non ha una buona cura di sé e si ritrova spesso ad avere capogiri per questo, impuntandosi a bere caffeina per riprendersi e rimanere il più sveglio possibile. Soffre di insonnia, Nico, ne soffre da quando ha visto morire Bianca, sua sorella.

Era successo la notte di San Lorenzo, circa otto anni fa: aveva quattordici anni e Bianca poco più di lui. Erano andati in spiaggia insieme a degli amici, per vedere le stelle cadere dal cielo. Faceva caldo, ricordava, un caldo allucinante e qualcuno di loro aveva avuto la brillante idea di fare il bagno a largo. Tutti avevano accettato di andare, tutti tranne Bianca che era rimasta sulla spiaggia da sola, vista la sua scarsa capacità di nuotare. Nico non ricorda più bene, le immagini appaiono sfumate nella sua mente, come se l’acqua avesse cercato di sfumare via ogni ricordo. Ricorda però il sapore dell’acqua, quel colore scuro dall’aroma salato che gli entra in bocca quando vede in lontananza un uomo apparire dietro di lei; quando l’urlo acuto si alza e gli fracassa i timpani, gli entra nella testa e gli sembrava voler ripetersi senza sosta, come se si fosse trattato di un disco inceppato. Ed è stata tutta una corsa, una nuotata, le lacrime che improvvisamente si fusero col mare: la paura, il terrore.
Il corpo diventò pesante, faceva freddo, tutto intorno a lui sembrava ghiacciarsi in fretta e quando sentì la sabbia asciutta sotto i piedi, si sentì perso, si sentì solo. Lei era rimasta da sola. Stesa a terra in un bagno di sangue, la gola tagliata e i vestiti sporchi di rosso, come il telo sotto di lei. L’uomo era lontano con quelli che erano i loro soldi e uno dei loro zaini. Annabeth gli si parò davanti, mentre gli altri si bloccarono subito dopo aver scorso quello scenario; lo abbracciò forte per fermarlo, nascondendogli il viso contro il petto caldo e cominciando ad accarezzarlo come solo una madre era in grado di fare. Ma non ce n’era motivo, ormai: lui si era fermato da un pezzo, troppo scioccato per andare avanti, assordato da quell’urlo e accecato da quel sangue.
Il resto è stato solo un susseguirsi lento di procedimenti, di chiamate, di auto della polizia che suonavano costanti, così come quella dell’ambulanza. La gente si era arrecata per vedere, i suoi genitori erano corsi da lui, togliendolo dalle braccia di Annabeth, stringendolo in quello che doveva essere un abbraccio familiare e poi portarlo via da lì, da solo, senza di lei.

Addenta distrattamente il panino che si è portato da casa, mentre lo sguardo rimane assente e immobile sulla strada davanti a lui. Sta ascoltando il rumore del vento, Nico, come se potesse in un qualche modo cullarlo e fargli trovare un po’ di pace, prima di alzarsi e cominciare a camminare stancamente verso l’uscita del parco, diretto verso la scuola. Studia recitazione, da due anni e questo che sta frequentando è il terzo, ma ha ancora altri due anni davanti a sé prima di potersi laureare e ottenere qualcosa di concreto. Conosce quattro lingue: l’inglese e l’italiano che sono le sue lingue madre; il tedesco che ha studiato durante le scuole superiori, e in fine il russo, che lo sta studiando tuttora. Alla caffetteria lavora solo quattro volte a settimana, circa cinque ore e se deve essere sincero non gli dispiace quel posto, per quanto possa essere stressante il lavoro di cameriere. Può anche essere piacevole alla fine, soprattutto se riesce a racimolare qualcosa da portarsi a casa una volta finito il turno. L’unica nota storta di quel posto è il fatto che molti studenti passano di lì e la maggior parte di loro sono dei completi idioti, in particolare un tappetto -alto quanto lui in realtà- di nome Leo. Lo irrita, ad essere sincero, il suo modo di fare battute continuamente, quell’aria da malandrino perennemente stampata in faccia, a Nico fa solo venir voglia di prenderlo a calci nel sedere. Sospira, pensando che almeno c’è Frank a badare a quel moccioso. Frank, il suo praticamente unico amico, nonché fidanzato della sua sorellastra: Hazel. Vanno d’accordo, Nico e Hazel, nonostante non si vedano molto, se non sul posto di lavoro e in qualche rara uscita serale, dove Frank riesce a tirarlo fuori di casa per uscire con loro e altri amici che frequentano. A Nico non è mai piaciuto uscire la sera, andare a bere per i locali e quel genere di cose, semplicemente non fa per lui; preferisce di gran lunga rimanere in casa, a leggere o a guardare qualche film drammatico sotto le coperte, lontano da qualsiasi essere vivente che non sia il suo cane: Cerbero. Ha più o meno due anni, glielo ha regalato suo padre una volta che si è trasferito in un appartamento da solo, giusto per fargli compagnia, o più precisamente per ridurre maggiormente il suo poco tempo libero. Non che gli dispiaccia alla fine, adora Cerbero, e sì, gli fa davvero compagnia alla fin fine.

È arrivato davanti all’università, è ancora deserta ma almeno gli inservienti hanno già aperto le porte, così da permettere agli studenti di poter accedere alle varie aule studio. Adora il suo istituto, probabilmente è uno dei pochi in America che permette agli studenti di frequentare le varie aule dalle sei e mezza di mattina, fino a mezzanotte di sera. Si appresta ad entrare, scuotendosi un poco dal freddo che lo ha pervaso fino a quel momento, sistemandosi meglio la sua giacca di pelle marrone. Percorre il corridoio, trascinandosi dietro la propria borsa a tracolla, nera come i suoi capelli e i suoi abiti abituali; poi una volta arrivato davanti alla porta di una delle varie aule vuote, prende posto a sedere. Estrae fuori il proprio libro di testo sulla storia e il teatro, con su raccolte varie opere e si appresta a leggere uno dei brani di Shakespeare, che in quelle lezioni avrebbero studiato approfonditamente. Sa già che dovranno sostenerci un’esame, o forse anche due, visto tutto il materiale fornito da quell’uomo.
Tuttavia, prima ancora che possa cominciare a cimentarsi nella lettura di una di quelle opere, qualcosa attira l’attenzione di Nico; più forzatamente che per vero e proprio interesse. Lo sguardo si dirige velocemente verso la porta ed è li che trova due ragazzi: un lui e una lei; intenti a discutere dei propri affari in mezzo al corridoi. Nico si chiede se siano cretini o cosa, discutere a quell’ora del mattino, così, senza pensare minimamente che qualcuno possa star tentando di studiare o anche solo di godersi un attimo di pace. Lo sguardo si cruccia, mentre lo stomaco si contrae, la sua espressione è fortemente incazzata e la mano sinistra si chiude a pugno quando lei sembra alzare la voce maggiormente. Nico si alza a quel punto, intento ad andare da quei due e suonargliene quattro, intimandogli di discutere dei loro affari fuori da lì. Ma nel momento stesso in cui arriva alla porta, parte un sonoro schiaffo da parte della ragazza, che successivamente da fine a quel litigio andandosene via senza aggiungere alcuna parola. Nico rimane in silenzio, leggermente scioccato per quell’azione così avventata, che probabilmente nemmeno l’altro ragazzo si aspettava. Rimane a fissare la scena per diversi secondi, forse fin troppi, dato che viene visto dal giovane che ora lo fissa con un silenzio allarmante. Se poco prima Nico avrebbe gridato contro quei due, adesso si sente come una specie di spettatore inopportuno, quello che a tutti gli effetti non dovrebbe mai esserci in certe situazioni. Il problema è che non riesce a fare niente se non fissare l’altro ragazzo negli occhi, decisamente più alto e più piazzato di lui, come se non riuscisse semplicemente a distogliere lo sguardo da essi. Deglutisce e si sente perso, l’aria gli sembra farsi più rarefatta ed un senso di vertigini lo sovrasta del tutto, impedendogli di scappare da quella situazione imbarazzante, ma anzi, costringendolo a rimanere fermo e immobile sul posto.

« Mi dispiace se abbiamo disturbato, non pensavamo ci fosse qualcuno a quest’ora. »

Si sente in imbarazzo adesso, quel tipo si sta anche avvicinando e Nico lo nota solo ora che si è ripreso quasi del tutto dallo shock iniziale. Indietreggia, poi si gira e farnetica tra sé e sé qualcosa di incomprensibile, che porta l’altro ragazzo ad avvicinarsi, assumendo un’espressione confusa.

« Scusa..non ho capito, cosa hai detto? »

Nico si gira e senza il minimo preavviso se lo ritrova chino su di sé, intento a cercare di captare il minimo suono proferito fino a quel momento dalla sua bocca. Indietreggia di nuovo, stavolta guardandolo, con uno sguardo che ha un misto di scontroso e al tempo stesso carico di confusione.

« Ho detto che fa niente. »

Dice in fine, con un tono di voce forse fin troppo brusco, tanto che l’altro ragazzo sembra ritrarsi a sua volta e guardarlo come un cane abbattuto. Deve trattenersi Nico, dallo spalmarsi in faccia la propria mano per quanto quel tipo sia completamente imbarazzante e strano. Poi, però, pensa che effettivamente non ha tutti i torti ad essere così abbattuto, deve essere stato appena mollato. Nico si guarda intorno, poi con una mano va a grattarsi nervosamente la nuca e dopo un sospiro lasciato a metà gli si rivolge di nuovo.

« Scusa, non volevo essere scontroso, né spiare. Anche perché non stavo spiando. »

Puntualizza in sua difesa, sebbene probabilmente quel tipo l’ha già capito che no, non stava spiando. Il ragazzo gli sorride, è un sorriso strano il suo. Nico lo trova bello, in un certo senso. È uno di quei sorrisi gentili, quello che gli ha rivolto, quelli che solitamente si rivolgono solo a persone a cui si vuole bene o alle quali si è particolarmente legati. Ne rimane letteralmente folgorato, sentendo uno strano prurito alle mani. Deve distogliere a quel punto lo sguardo, lasciando che l’altro scrolli le spalle e allunghi una mano.

« Non preoccuparti, non l’ho pensato. Comunque piacere, Jason. Jason Grace. »

Nico lo squadra di nuovo velocemente e ancora non riesce a capire che cosa hanno quegli occhi e quel sorriso gentile, non lo capisce. Afferra la mano, sospirando appena e cercando di non pensarci. Sono le poche ore di sonno, si dice tra sé e sé. L’afferra e la sensazione che gli dà la mano dell’altro è calda, forte, molto più di quanto sia la sua.

« Piacere, Nico di Angelo. »

Si lasciano quasi subito, come se fosse troppo imbarazzante il fatto che si siano presentati in quel modo, un po’ inaspettato e un po’ improvviso. In quel preciso istante, in cui il silenzio e l’imbarazzo galoppante sembrano sovrastarli, il telefono di Jason comincia a suonare e quest’ultimo dopo un veloce congedo si appresta a rispondere. Nico lo guarda, indeciso se tornare a farsi gli affari propri o aspettare che l’altro finisca la chiamata. Si sente a disagio e combattuto, nel dubbio di rimanere fermo a grattarsi con le unghie i palmi delle mani. Poi la telefonata finisce e Jason si gira di nuovo verso di lui, guardandolo con aria di scuse. Nico ha già capito che dovrà andare via e si da dello stupido per essere rimasto lì come un allocco per tutto il tempo.

« Ecco- »

« Adesso devo tornare a studiare, Grace, magari ci vediamo un’altra volta. »

Gli escono fuori in modo spontaneo quelle parole, mentre con una mano fa per scacciare una mosca invisibile, un cenno che vuole far intendere di essere lasciato da solo. Jason rimane in silenzio per poi alzare leggermente le labbra in un sorriso tenue.

« Allora ci vediamo in giro, Nico. »

E se ne va. I passi sono veloci, una corsa si potrebbe pensare. L’aula torna nuovamente nel suo silenzio tombale, lo stesso che Nico aveva voluto fino a quel momento e per il quale avrebbe sbraitato pur di ottenerlo. Adesso gli sembra fastidioso, quasi irritante, ma non lo dice, i suoi occhi fissi verso la porta, varcata dal nulla, parlano per lui.

Hi! ≖‿≖
Today I wanted try an instant of Nico di Angelo (PJO).
i will not cosplay him, because my girlfriend will and I’ll do Jason Grace(¬‿¬) -buahahah-.

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Ciao! ≖‿≖
Oggi ho voluto provare a fare l’instant di Nico di Angelo (PJO).
Ma non lo porterò come cosplay a nessuna fiera, perché sarà la mia ragazza a portarlo, io invece porterò Jason Grace (¬‿¬) -buahahah-.
Dovremmo riuscire a portare le versioni femminili sabato 1 e domenica 2 ai Comics di Lucca \(☆o☆)/

Hi! (●´∀`●)
This’s my “first” cosplay: Okita Sougo by Gintama (school version)
I will take him at the Comic in Rome on 4 and 5 October 2014 ヾ(@^▽^@)ノ

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Ciao! (●´∀`●)
Questo è il mio “primo” cosplay -ma si, diciamo primo, anche se ho fatto due versioni di lui- (o almeno, il mio primo vero cosplay completo! XD): Okita Sougo di Gintama (versione: scolastica)
Lo porterò alla fiera di Roma (il romics) il 4 e il 5 ottobre 2014 ヾ(@^▽^@)ノ
Spero di trovare qualcuno che lo conosca, anche se probabilmente mi sentirò molto forever alone (╥_╥)

Hi!! (●´∀`●)
This’s my very first cosplay: Okita Sougo by Gintama (Shinsengumi version)
I will take him at the Comic in Rome on 4 and 5 October 2014 ヾ(@^▽^@)ノ

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Ciao! (●´∀`●)
Questo è il mio primo cosplay (o almeno, il mio primo vero cosplay completo! XD): Okita Sougo di Gintama (versione: Shinsengumi)
Lo porterò alla fiera di Roma (il romics) il 4 e il 5 ottobre 2014 ヾ(@^▽^@)ノ
Spero di trovare qualcuno che lo conosca, anche se probabilmente mi sentirò molto forever alone (╥_╥)

Bite – temporali improvvisi. // HAIKYUU!

Genere: Erotico, Fluff, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Shouyou Hinata, Tobio Kageyama
Note: Missing Moments | Avvertimenti: possibile OOC


– Bite – temporali improvvisi.

Un morso dato per bisogno, dato per desiderio.
Un morso dove la pelle comincia a rabbrividire e il corpo a provare piacere.

Era come annaspare per Hinata, era come cercare aria in mezzo all’oceano, immerso così a fondo da non vederne nemmeno la superficie cristallina. Tobio invece continuava a divorarlo, ad affondare i denti, a graffiare la pelle morbida e pallida, a cercare calore e darne altrettanto. Lo desiderava, lo voleva più di qualsiasi altra cosa; quella pelle, quella carne, tutto di lui doveva appartenergli.

Non si sarebbe mai saziato di lui.
Le mani del giovane centrale si andarono ad aggrappare con foga ai capelli corvini, non nel tentativo di cacciare via il capo dal suo collo che gli stava scaturendo fin troppo piacere al basso ventre, lì dove il membro era già rigonfio e in cerca di attenzioni, ma quelle mani stringevano per il piacere: come se tutta quella foga e forza fosse solo un invito a dargli di più.

Ansimi, sospiri, mugolii; tutto in quella stanza stava riecheggiando così forte, tanto che il solo pensiero di essere scoperti da qualcuno o anche solo sentiti, faceva fremere di piacere ancora di più il re. Era strana come sensazione, lui avrebbe giurato di non aver bisogno di quel genere di cose, eppure in quel momento sentiva che farlo in quel posto, con Hinata, era il modo più passionale e perverso che potesse esserci. Gli piaceva.

Cominciò a scendere continuando a mordicchiarlo, mentre le mani scivolavano sotto la maglietta sportiva, palpando e sentendo ogni centimetro di quella pelle diafana. Quello era un piacere che si concedeva lentamente, ogni volta ormai. Per la precisione quella era la terza volta che Kageyama lo stava toccando con la famelica intenzione di divorarlo e prenderlo.

La prima volta era stata lenta, impacciata, ma dolce, estremamente dolce. Tobio lo aveva toccato ovunque, lo aveva studiato come si fa con i modelli da disegnare. Lui voleva memorizzare tutto, voleva scoprire e sapere ogni cosa del suo corpo: qualsiasi posto erogeno, qualsiasi punto debole che lo facesse gemere in preda agli spasmi. Poi anche lui si era abbandonato alle attenzioni di Hinata e aveva respirato a fatica, aveva sentito il corpo fremere ovunque, mentre l’eccitazione lo divorava sia dentro che fuori.

La seconda volta era stata rude, quasi goffa, ma soprattutto frettolosa. A discapito di come avrebbe voluto e come si era ripromesso di fare, Kageyama era stato impaziente e lo aveva divorato senza pietà. Aveva prosciugato in meno di venti minuti Hinata, rendendolo umido ovunque, persino in viso dove le lacrime e il sudore si mischiavano alla saliva che lenta scivolava incontrollata fuori dalle labbra dischiuse. Non aveva resistito, lo aveva desiderato troppo e sicuramente gli aveva fatto anche più male di quanto non avesse provato la prima volta.

A seguito c’erano stati dei preliminari, gli stessi che avevano seguito le prime due volte che avevano fatto l’amore. Ma questi sembravano estenuanti e al tempo stesso non appaganti come lo era andare oltre. Hinata, dal canto suo, non aveva voluto, perchè sentiva ancora il bruciore e lo aveva detto in modo così convinto e piagnucoloso, che Tobio non aveva potuto fare altro se non acconsentire la sua richiesta.

E questa era la terza e Hinata lo sapeva, era preparato psicologicamente a tutto quello che Tobio gli stava facendo, o almeno così aveva creduto quando era stato spinto sul materasso morbido e alto della palestra. Aveva fatto cadere lo spazzolone che teneva in mano, ululando qualcosa di sconnesso prima di schiantarsi con Tobio a sovrastarlo. Steso di lato, quasi rannicchiato, l’alzatore aveva preso a baciarlo ovunque, fino a fermarsi sul collo e lì, marchiarlo.

In seguito c’erano stati quei morsi, quelle mani che lente scivolarono sotto la maglietta palpando la carne morbida e leggermente muscolosa, fino ad avvertire il calore del suo petto e i battiti accelerati del cuore.

Hinata sussultò quando Tobio scese a mordergli il petto, a suggere tra le labbra un capezzolo fino a renderlo turgido, stuzzicando il gemello con le dita. Le mani del centrale si aggrapparono alle spalle del compagno, mentre le labbra venivano morse con forza tentando di trattenere i gemiti.

Poi accadde qualcosa di impensabile. Le luci si spensero di schianto, mentre un tuono fuori dalla palestra rombò forte. Hinata si era ammutolito di colpo, portando le mani alla bocca nel più chiaro tentativo di placare anche il solo respiro, Tobio, invece aveva semplicemente alzato la testa e con fare perlustrativi si era guardato intorno. Fatta eccezione per la pioggia che fuori cominciò a scrosciare veloce, mentre alcuni tuoni rombavano in lontananza. Non si sentì niente per almeno due minuti, nei quali i due non si toccarono, né osarono dir parola.

Fu Hinata a spezzare quel silenzio.

« Kage…f-forse dovremmo, ecco…sbrigarci? »

Tobio alzò lo sguardo verso quella che era la sua direzione. Ad essere sincero non vedeva nulla tranne un profilo nel buio. Rimase in silenzio per altri vari secondi e infine si chinò su di lui, poggiando due dita sul suo mento e risalendo fino alle labbra piano, piano. Poi si fermò.

Aveva gli occhi fissi sul viso del compagno e il respiro era leggero, regolare, al contrario del cuore che correva veloce nel suo petto.

« Hinata… »

Un sussurro basso provenne dalle sue labbra, ammutolendo il ragazzo e facendolo tremare al tempo stesso. Tobio non avrebbe rinunciato a quel momento, al contrario di Hinata che dovette trattenersi dal correre via dalla palestra, terrorizzato che qualcuno potesse entrare e sorprenderli.

« Spogliati. »

Hinata non si mosse in un primo momento, completamente rosso in volto a causa dell’imbarazzo. Ma le sue guance non erano state le uniche a tingersi di un color rosso intenso. Kageyama era completamente andato a fuoco, ma pur di fare le cose con calma, pur di prendere Hinata in quel momento senza fargli del male, avrebbe fatto di tutto. Scostò le dita dalle sue labbra, permettendogli così di muoversi. Entrambi si erano messi a sedere, spogliandosi completamente in quel silenzio calmo. Una calma che preannunciava solo una tempesta.

Quando finirono, Hinata si avvicinò a Tobio prima che quest’ultimo potesse precederlo. Gli avvolse le braccia intorno al collo, avvicinandosi lentamente per cercare le sue labbra. Quando le trovò, le sfiorò con le proprie, cominciando un lento e umido bacio. Le mani di Kageyama andarono ad afferrargli i fianchi trascinando Hinata piano sopra di sé, lasciando così che le sue gambe gli cingessero la vita e con lentezza si sedesse sulle proprie, leggermente aperte.
Si baciarono, si strusciarono con calma, sentendo i petti scontrarsi, così come il bacio intensificarsi: una danza passionale, che richiedeva un continuo contatto. Le lingue si unirono più e più volte, mischiando le salive calde e dense. Le labbra macchiate di esse, lasciarono colare sui menti tutto quel desiderio, mentre i bacini si spinsero l’uno verso l’altro scontrando in quel modo le due erezioni, ora più sveglie che mai. Era caldo, dolce, intenso. Tutto di quell’unione faceva correre brividi lungo la schiena di entrambi, aumentando il desiderio di aversi.

Le mani di Tobio scesero lungo le natiche, stringendole e palpandole, facendo mugolare nella sua bocca Hinata che si spinse maggiormente contro di lui, quasi alla ricerca di ossigeno e appagamento. Gli indici si insinuarono piano dentro quell’apertura, che si contrasse per il fastidio e per la paura. Fu allora che Kageyama si scostò dalle labbra di lui, annaspando in un primo momento e cercando di far prendere aria anche al compagno.

« Hey…rilassati. »

Hinata non rispose, mugolò quasi in segno di assenso, mentre le labbra si premevano l’una contro l’altra cercando di non emettere il minimo rumore. I muscoli però non volevano saperne di sciogliersi, lui non voleva saperne di calmarsi e Tobio con delicatezza dovette far scivolare via le dita dalla sua entrata, portando le mani intorno al viso del più piccolo.

« Hinata… non ti farò male, te lo prometto. »

Le lacrime di Hinata presero a scorrere lungo le guance, finendo per bagnare le dita di Tobio, che si sorprese nel sentirle. In un attimo l’eccitazione sembrò scivolare via dalla sua testa, mentre un’ondata di panico lo sormontò. Prima che potesse dire qualsiasi cosa però, il piccolo centrale cominciò a parlare con voce piena di agitazione e tremore, lasciando che ogni sentimento sgorgasse fuori dalle sue labbra.

« N-non è questo! È che…io… ho paura. »

Tobio si sentì ancora più confuso e agitato di prima. L’unica cosa che riusciva a pensare ,era che chiedersi se avesse paura di lui o di fare l’amore con lui e questo, in un certo qual modo, lo spaventava e lo demoralizzava completamente. Lo strinse impulsivamente contro di sé, sentendo il fiato mancargli e l’agitazione divorarlo. Poi tra i singhiozzi di Hinata, riuscì a parlare.

« Non lo faremo più allora, non devi piangere. Se ti spaventa tanto noi- »

« NO! »

Le mani del centrale andarono a premersi contro il petto del compagno, distanziandolo da lui per poterlo guardare in faccia, sebbene tutto quel buio non aiutasse affatto. Ma ormai gli occhi si erano abituati a vedere attraverso le ombre e così riuscì a incrociare perfettamente i suoi occhi, sebbene fossero più lo scintillio basso di due pozzi profondi e densi. Le labbra inclinate in un broncio si mossero per parlare nuovamente, mentre gli occhi umidi continuavano a versare lente lacrime calde lungo le guance rosee.

« Il temporale..! Ho paura del temporale! »

Si sorprese Tobio, non riuscendo a dire niente. Poi però, un altro tuono riempì ancora una volta quella stanza e le mani di Hinata si strinsero d’impulso intorno alle braccia dell’altro, lasciando che il corpo tremasse per un breve e lungo attimo. Non riusciva a dire altro il più piccolo, se non continuare a singhiozzare, mentre il compagno era rimasto scioccato non sapendo cosa dire o fare. Si mosse solo quando Hinata distolse lo sguardo da lui, abbassandolo, come se tutto questo lo facesse sentire in completo imbarazzo. Una mano di Kageyama andò ad accarezzargli gentilmente il capo, alzandoglielo l’attimo dopo, così da poter portare le labbra contro le sue e baciarlo dolcemente. Non durò molto quel bacio, ma quando si staccò Hinata sembrò meno tremante e impaurito di prima e ciò che lo fece sorridere mestamente, fu vedere Tobio sorridergli a sua volta, regalandogli uno spettacolo impagabile e unico.

Rimasero a farsi le coccole, a baciarsi lentamente e a scaldarsi a vicenda, senza alcuna intenzione o voglia di rivestirsi, finché il temporale non si placò. La pioggia prese a picchiettare piano fuori dalle grandi finestre della palestra, lasciando che quel sottofondo tranquillizzasse il cuore agitato di Hinata, ormai completamente invaghito e perso nelle attenzioni di Tobio. Si era scordato della sua paura, del temporale che fino a poco prima c’era fuori da quel posto e si era scordato anche dell’ora o del luogo.

Tobio aveva preso di nuovo a baciarlo a mordicchiargli il collo come aveva fatto inizialmente una volta rimasti soli. Lo prese a leccare un po’ ovunque e Hinata si cominciò a lasciarsi trasportare da quei tocchi, senza la minima intenzione di rinunciarvi. Lo voleva, lo voleva sempre di più e niente adesso lo avrebbe fermato.

Aveva inumidito le dita questa volta, usando la saliva del piccolo centrale; dita che erano state leccate e succhiate da quella bocca calda e carica di sensualità, facendo eccitare maggiormente Kageyama, che aveva continuato per tutto il tempo a toccarlo un po’ ovunque. Non si erano mossi da quella posizione, Hinata era rimasto a sedere sopra di lui, spingendosi da solo contro quelle dita. Le mani si tenevano alle spalle di Tobio e tutto quel movimento, quel piacere scaturito dalla lunghezza del medio e dell’indice che ora lo stavano penetrando. Un affondo dopo l’altro, una scossa di piacere dopo l’altra, il tremore che lo stava facendo ansimare pesantemente rendendo il tutto un concerto così eccitante per Kageyama, il quale stava di nuovo sentendo riecheggiare, in quella palestra, la voce ammaliante del suo piccolo campione.

Le dita divennero tre, poi Kageyama passò all’altra mano e così divennero quattro. Hinata continuò a spingersi verso esse, ansimando direttamente contro l’orecchio del compagno, che prese a leccarlo e vezzeggiarlo e a morderlo a sua volta, facendo arrossire vistosamente il ragazzo eccitato ancora di più. Tobio estrasse quelle dita, portando le mani sui fianchi e facendo avvicinare Hinata contro il suo bacino. Le labbra si incontrarono di nuovo in un bacio passionale, dolce e carico di desiderio, mentre le mani dell’alzatore aiutavano il più piccolo a calarsi sopra di lui, lasciando che ogni gemito si riversasse come un fiume in piena nelle sue labbra. Più a fondo, sempre più a fondo, Hinata lo accolse tutto, prendendo poi grandi boccate d’ossigeno una volta sedutosi completamente su di lui. Tobio lo strinse, gli cinse le braccia al petto e lo strinse forte, così forte da pensare quasi di soffocarlo. Era bello, era piacevole e trattenersi sembrava quasi impossibile. Hinata che continuava a mugolare a contorcersi contro di lui in quell’abbraccio e a fremere di piacere. L’attenzione del più grande si spostò allora sulle sue gambe: tremavano. Fece scivolare le mani lentamente andando ad accarezzarle, poi si avvicinò con la bocca al suo orecchio e, prima di sussurrarvi piano, lo vezzeggiò con la lingua leccandone tutta la superficie e succhiandogli il lobo.

« Hinata…muoviti, puoi farcela. »

Tremò Hinata, stringendo le braccia più forte intorno al collo del compagno prima di sciogliere quell’abbraccio e poggiare le mani direttamente sopra le spalle. Si dovette scostare da lui, quel poco che serviva per potersi cominciare a calare piano lungo il suo sesso caldo, bollente e duro.

Ma lo fece, si mosse.

Tobio era rosso in viso, carico di piacere, di lussuria, tanto che durante la penetrazione gestita da Hinata, il quale stava provocando più piacere di quanto ne avesse ricevuto le altre volte, aveva cominciato a mordicchiargli il collo, il petto, ovunque, provocandogli brividi di piacere lungo tutto il corpo.

Inizialmente fu lento, calmo, terribilmente piacevole e durò il tempo giusto per far adattare Hinata a quel calore così intenso che quasi lo ustionava. Poi però le spinte si fecero veloci, più cariche e lo stesso Tobio aveva portato le mani sui fianchi del compagno, intimandolo a muoversi velocemente, spingendosi più a fondo ed aumentare quel ritmo che stava facendo impazzire entrambi. Non riuscì a durare molto quella posizione, perché Hinata era completamente stremato. Kageyama lo prese gentilmente allora, facendolo scivolare di schiena sul materasso, così da sovrastarlo e potersi spingere dentro lui, afferrando in una stretta calda e intima la mano sinistra dell’altro, intrecciando così le loro dita. L’altra mano si posizionò sul materasso di gomma, in modo da sostenersi e completare l’amplesso.

Cinque minuti contati. Cinque minuti bastarono ad entrambi per arrivare all’apice del piacere e venire all’unisono, fondendo non solo i corpi in qualcosa di caldo e denso, ma unendo anche le bocche, le lingue calde che si cercarono per rilasciare in esse tutto quel piacere accumulato.

Si accasciarono, uno sopra l’altro e uscire da quel corpo per Tobio fu quasi doloroso, ma mai appagante e bello come lo era stata quella volta. Hinata era praticamente collassato in un sonno profondo, troppo felice e stanco per esprimere diversamente il suo stato d’animo. Non lo svegliò, l’alzatore, perché vederlo dormire era qualcosa di semplicemente rilassante e bello.

Chiuse la porta a chiave e recuperò una coperta negli spogliatoi. Si rivestì e vestì in parte anche Hinata, stendendolo poi meglio sul materasso della palestra dove anche lui si coricò l’attimo dopo, stringendolo a sè con gentilezza il piccolo rosso. Poi nel buio sussurrò qualcosa a bassa voce, arrossendo velatamente sulle guance e rintanandosi di poco contro Hinata, stringendo come se volesse tenere solo per sé la cosa più preziosa che avesse mai avuto.

Successivamente si addormentò.

La mattina seguente si erano dovuti alzare presto, avevano dovuto fare una doccia e indossare la divisa pulita della squadra, visto che tornare a casa era impensabile a quell’ora.

Non parlarono molto, ma il più giovane ancora non si era ripreso dalla notte passata e le gambe gli facevano ancora male, ma non quanto qualcos’altro. Aveva piagnucolato tutto il tempo per farsi portare in braccio da Tobio, tanto da portare all’esaurimento quest’ultimo che alla fine lo accontentò.

Quando uscirono, principalmente per prendere qualcosa alle macchinette, ora che la scuola era stata aperta dai custodi e dai bidelli, i due si imbatterono in quelle che erano le ultime persone che avrebbero voluto vedere: Tsukishima Kei e Yamaguchi Tadashi. L’espressione di Tobio nel vederli si innervosì e le guance si colorano al tempo stesso nel vedere che il primo dei due, quello più insopportabile e irritante, aveva preso il proprio cellulare in mano pronto a fare qualche set fotografico su quella che era una scena fin troppo compromettente.

La reazione? Né scaturì la furia di Hinata che cominciò a dimenarsi come un ossesso tra le sue braccia, fino a dire stupidamente il motivo per cui si stava facendo portare in braccio, scatenando così un silenzio generale, che venne spezzato solo dall’arrivo di Nishinoya e Asahi.

« Waaaa!! Lasciatevi fare una foto! Asahi dovresti prendere esempio! »

Noya sapeva sempre come portare su di sé l’attenzione, peccato però che nonostante le risate di Tsukki e Yamaguchi, Tobio e Hinata si sentirono ancora più in imbarazzo di quanto avessero voluto. Asahi? Beh, lui si limitò ad arrossire come un peperone, tacendo in un silenzio fin troppo imbarazzante che però per fortuna nessuno sembrò notare. La verità è che lui quel genere di cose le faceva mentre Yuu dormiva, questo perché farle mentre era ancora sveglio sarebbe stato troppo per lui.

Bite – bacio in punta di piedi. // HAIKYUU!

Genere: Fluff, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Shouyou Hinata, Tobio Kageyama
Note: Missing Moments | Avvertimenti: Possibile OOC.

─ Bite – bacio in punta di piedi.

Un morso.

Per gioco o per semplice curiosità, Tobio aveva trovato invitante quel collo dalla pelle pallida e leggermente umida a causa del sudore. Tiepida.

Si era avvicinato lentamente in silenzio, indugiando solo per un attimo, ossia quando aveva captato uno strano rumore provenire fuori dagli spogliatoi.

Loro erano gli ultimi quel giorno. Erano rimasti per pulire e mettere a posto i vari attrezzi utilizzati durante l’allenamento: i palloni da tre chili per gli alzatori, i palloni normali d’allenamento e da partita, i coni triangolari e alcuni tappetini per lo stretching.

Alla fine erano anche riusciti ad ottenere la chiave per chiudere la palestra dal capitano, o più semplicemente, quest’ultimo aveva dato loro la chiave lasciandogli intendere che si sarebbero preoccupati di fare le pulizie, proprio come tutti gli altri.

Tobio aveva trovato scocciante questa sorta di routine, almeno inizialmente, poi con il passare del tempo aveva iniziato a gradirla.

« Hii!! Cosa stai facendo?! »

La voce di Hinata squittì all’interno della stanza, seguita subito da un sobbalzo felino per quel contatto improvviso. Si voltò scioccato verso il compagno di squadra, osservandolo dritto negli occhi e cercando di capire quali fossero le sue intenzioni. Tuttavia, gli occhi di Tobio si rivelarono fissi e intensi, come se stesse guardando dall’alto dentro un pozzo profondissimo.

Deglutì, per poi abbassare velocemente lo sguardo per fissare il pavimento liscio degli spogliatoi. Si sentiva nervoso e teso, come se da un solo movimento, un respiro o gesto di troppo ne potesse dipendere la sua stessa vita. Ma il fiato gli morì velocemente in gola, portandolo a schiudere la bocca quasi in cerca di ossigeno, dandogli la sensazione di trovarsi in apnea una volta che la mano di Tobio gli alzò il viso. Due dita leggere sotto il mento e lo sguardo lucido di Hinata si perse in un profondo blu notte.

Il rossore aveva già colorato le sue guance di un vivace color scarlatto, mentre le mani avevano preso a sudare nervosamente. Tobio, dal canto suo, era completamente calmo, almeno esternamente. Dentro, al contrario, divampava un fuoco, una dinamite pronta a esplodere e frantumarsi in mille coriandoli. Ma lui era un calcolatore e non poteva permettersi di perdere il controllo, nemmeno in una situazione del genere.

Non era la prima volta che c’era quel tipo di approccio tra i due, anche se c’era da dire che erano passate due settimane dall’ultima volta che uno dei due aveva preso quel genere di iniziativa. Ora incombeva solo il disagio.

Prima che le loro labbra si sfiorassero, vista la lontananza che Tobio aveva sempre di più ridotto tra loro, Hinata aveva portato le mani sul suo petto e con pressione lo aveva spinto leggermente via. La reazione dell’alzatore fu di stupore, ma ciò che sormontò i suoi sentimenti, più di qualsiasi altra sensazione, fu il rifiuto e quella stretta al petto che in quel momento gli cominciò a triturare lo stomaco.

Stava per voltarsi, andarsene via senza farsi nemmeno la doccia, tornando il giorno dopo con la memoria decisamente resettata, ma…

« Kageyama, io… non lo sopporto. »

Tobio si sentì sprofondare, internamente ogni cosa che provava per l’altro sembrò rompersi e lui non poteva fare niente. Un sorriso amaro si dipinse sul suo volto, mentre lo sguardo si abbassava a fissare il vuoto.

« Si, nemmeno io. »

Hinata si morse le labbra per un istante, ma l’attimo dopo sembrò scattare qualcosa in lui come una molla. Poggiò le mani sulle braccia del compagno e alzò il capo verso l’alto, spiaccicandosi al tempo stesso col corpo contro il suo.

« E allora perché lo fai?? Perché mi guardi come se fossi una persona qualunque? Perché non ti avvicini a me come ora? Io non voglio questo! Voglio stare al tuo fianco! Voglio che tu mi guardi come un tuo pari! E… non voglio essere trattato come un oggetto, fa… male. »

Il tono di voce inizialmente alto e carico di sentimento e ansia per domande represse che lo avevano schiacciato e logorato, era poi sceso in un basso sussurro, una carezza leggera, mentre le suole tornavano a terra e il corpo non andava più a schiacciarsi contro quello del compagno di squadra.

Tobio era sorpreso, i suoi occhi si erano addirittura spalancati leggermente, sebbene dentro di lui qualcosa si ricostruiva e qualcos’altro nasceva in un moto convulso e frettoloso: il bisogno.

Non sapeva come rispondere a tutta quella moltitudine di domande, di cose che lo avevano letteralmente lasciato a bocca asciutta. Si sentì per un lunghissimo attimo felice, incredulo che tutto ciò potesse davvero essere così, come Hinata diceva, perché pensava di essersi espresso nel migliore dei modi coi suoi sentimenti: o almeno così gli era parso di fare.

Ma Tobio e Hinata erano due opposti, erano due menti che non pensavano assolutamente allo stesso modo e al tempo stesso si somigliavano in modo incredibile. Era ovvio che Kageyama avesse espresso i suoi sentimenti in modo indiretto: tramite gesti, piccole azioni quotidiane o semplici e intensi sguardi. Al contrario Hinata aveva avuto paura e ogni volta che tentava di avere attenzioni da lui dentro il campo, si sentiva piccolo e ancora molto indietro rispetto al livello del compagno, che pareva irraggiungibile. La verità era che né uno, né l’altro avevano dimestichezza con quel genere di sentimento così nuovo, così grande e intenso.

Tobio si fece serio, per poi sorridergli gentilmente e abbracciarlo forte a sé. Poteva sentire il suo petto contro il proprio, sentire il suo cuore battere veloce quanto il suo da sotto la pelle. E poi, poteva nascondere il rossore che ora aveva invaso le sue guance, quella felicità che non riusciva a contenere nonostante lo sforzo, come il bisogno impellente di stringerlo e sentirlo contro di sé: così concreto e reale, così suo.

Hinata, dal canto suo, era arrossito maggiormente, confuso e al tempo stesso consapevole, perché le sue braccia avevano cinto il busto del ragazzo alla ricerca di quel calore tanto desiderato.

C’erano stati minuti interi di silenzio, di calma piatta, di respiri bassi. Poi Tobio si era staccato e si era chinato nuovamente per guardarlo meglio negli occhi, nonostante i suoi fossero lievemente lucidi e il viso ancora tinto di un roseo intenso.

« Anch’io voglio stare al tuo fianco Hinata, non solo sul campo, anche fuori. »

Il piccolo centrale sembrò perdere una moltitudine di battiti, come se stesse per avere un serio arresto cardiaco, finché gli occhi non cominciarono a riempirsi di lacrime e le guance a infiammarsi maggiormente, colto da un’improvviso bisogno di piangere. Un sorriso enorme si stampò sul suo viso, uno di quei sorrisi teneri e carichi di sentimento, di quelli che Kageyama amava e che nonostante tutto non lo avrebbe mai confessato a nessuno. Si sporse quasi con un salto Hinata, finendo per rimanere in punta di piedi, circondandogli il collo con le braccia e andando a tirare verso il basso il capo del compagno, così da poter poggiare le proprie labbra su quelle dell’altro.

Un bacio, un bacio dolce e traboccante d’amore.

Quella risposta gli era bastata ad Hinata, quelle piccole parole unite a quello sguardo gentile gli erano bastati per dare pace al suo piccolo animo in subbuglio. E adesso non c’era niente, niente che potesse impedirgli di stringersi ogni qualvolta lo desiderasse a lui.

The Wood. - Free eternal summer

Genere: Erotico, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Momotarou Mikoshiba, Sosuke Yamazaki
Note: Missing Moments, What if? | Avvertimenti: nessuno

─ The Wood.

L’amore è come un albero, nasce da sè, mette profonde radici in tutto il nostro essere e spesso continua a verdeggiare su un cuore in rovina. E quel che è ancor più inspiegabile è che più quella passione è cieca, più è tenace. Essa non è mai più solida di quando non ha in sè alcuna ragione.

— “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo


Non c’era un motivo apparente per farlo. Era diventata un’ abitudine, una continua ricerca di appagamento e calore, qualcosa che solo la rudezza di un uomo poteva offrire.

Era cominciato tutto due settimane fa, un po’ per curiosità, un po’ per ingenuità. La luce degli spogliatoi era rimasta accesa senza un apparente motivo e lui era finito in punizione a causa del suo ennesimo ritardo. Gli allenamenti erano così stancanti a volte. Si era avvicinato con lo stesso desiderio di intedere che può avere un bambino e tutto ciò che aveva visto, una volta entrato nella stanza, lo aveva bloccato sul posto; un po’ come quando ti becchi una secchiata d’acqua gelida e, invece di fare uno scatto felino, ti immobilizzi scioccato.

L’aria era calda e vaporizzata, decisamente pesante per poterla sopportare con respiri regolari e calmi. Ma ciò che invece gli fece letteralmente mozzare il fiato, fu la visione di Yamazaki seduto sulla panca, intento a darsi piacere da solo. Il corpo completamente nudo e umido, bagnato da quelle piccole particelle d’acqua che imperlavano la sua pelle candida e che non lasciava spazio a nessuna immaginazione: le spalle ampie, quasi enormi, come le braccia muscolose. I pettorali scolpiti e gli addominali definiti, lasciavano intendere quanto si era allenato in tutti quegli anni. Poi c’erano le gambe…oh, le gambe. Due cosce sode apparentemente lisce e piacevoli da toccare, erano la parte su cui Momotarou si era concentrato di più, finendo per far scivolare lo sguardo verso i polpacci e le caviglie magre.

Aveva deglutito due volte nel vederlo, ed entrambe le volte le sue guance erano diventate più rosse. Il fatto che l’uomo, dal fisico scultoreo, non si fosse accorto di lui, non lo aveva di certo spronato ad andarsene alla svelta, ma anzi, era stato quasi un buon pretesto per prolungare il suo shock e la visione di quell’autoerotismo.

C’era voluto quasi un minuto perché Sousuke si accorgesse di lui e, a seguire, del rigonfiamento che spuntava da sotto la tuta non troppo larga del giovane. Un ghigno si era dipinto sul suo volto e la mano ferma, inizialmente per la sorpresa di trovare Momo in quella stanza, avevano portato a creare un enorme silenzio nella stanza, forse in quel momento riempita solo dal vapore causato dalle docce precedentemente aperte.

« Ti piace spiare Momotarou? »

La voce rauca, bassa e profonda del maggiore, fece rabbrividire e sussultare il ragazzo, che in preda al panico si voltò verso uno degli armadietti lì vicini, impossibilitato a darsela a gambe, per un motivo o per un altro.

« N-non sei forse tu quello che sta facendo questo genere di cose in un luogo p-pubblico?!?!?! »

Un rumore leggero si poté udire dalla direzione del moro, che ora in piedi si stava avvicinando a piedi nudi verso Momotarou. Troppo concentrato a pensare a qualche sorta di distrazione per evitare di far cadere nuovamente l’occhio sul senpai, egli non si era nemmeno accorto che Sousuke gli era ormai a un soffio dal viso. Solo quando un braccio, umido e muscoloso si tense davanti al viso, si accorse della sua presenza, voltandosi di scatto verso di lui e smettendo ancora una volta di respirare. Gli occhi liquidi e di un color giallo giada, con ramificazioni leggere che sfumavano in colori aranciati, si riflessero in quelli che sembravano un oceano cristallino e immenso: un verde acqua che scalfiva ogni tonalità presente, andando a contrastare il nero corvino dei suoi capelli.
La vicinanza disarmante sorprese, più di quanto poteva sembrare possibile, il giovane dei Mikoshiba, che non sembrava provare nemmeno fin troppa paura nel sentirsi letteralmente sormontato dal compagno di squadra. Gli occhi di Sousuke, al contrario divennero quasi giocosi, una coperta sciocca che nascondeva la sua anima triste e sola. Eppure sembrò essere trasparente quella briosità, scandita anche da un sorriso falso e sfacciato, perché Momotarou era proprio come un bambino, ingenuo e infantile certo, ma profondo, attento a ogni sfumatura di quell’acqua color smeraldo che in realtà era solo il riflesso di un immenso e attorcigliato bosco.

La mano si posò incondizionatamente sulla guancia del giovane e il respiro divenne regolare nonostante la pesantezza e l’eccitazione che entrambi provavano in quel momento. Per Momotarou, era come se avesse appena imparato a nuotare, come se avesse imparato a frenare la paura e i pericoli che l’acqua può avere, lasciandosi semplicemente a galla e osservando così il cielo azzurro e immenso che sopra di lui si stagliava.
Sousuke aveva avuto un fremito, quasi come se qualcosa dentro di lui fosse scattato senza consenso, come se la pazzia e l’istinto, improvvisamente, avessero letteralmente schiacciato la ragione e la razionalità.

Era iniziata in quel modo: con un semplice e intenso sguardo, con un silenzio umido e caldo, con corpi che nudi si andavano a intrecciare tra loro, come i rami di quel bosco solitario e immenso, alla ricerca di un calore mai sentito prima ma così desiderato, così voluto, da sembrare come l’unica vera cosa importante al mondo. Non c’era tregua a quel bisogno, non si saziava mai, non trovava uscite o collegamenti, fili che li avrebbero portati a un centro, a un grande pozzo pieno di risposte.


Ed era irrazionale, folle, confuso, ardente, intenso, ubriaco e struggente.


Ma era amore.

Ecstasy - Free! Eternal Summer.

Tipo di coppia: Yaoi, Crack Pairing | Personaggi: Nitori Aiichirou, Rin Matsuoka, Seijuro Mikoshiba, Sosuke Yamazaki
Note: Lemon, What if? | Avvertimenti: PWP, Foursome.

Ecstasy

Lo sente scivolare dentro di sé e quasi si morde il labbro fino a farlo sanguinare, tanto lo trova doloroso e fastidioso. I suoi occhi sono socchiusi e lucidi, mentre un mugolio di fastidio sfugge dalle sue labbra, lasciando però che altre vadano a posarsi sulle sue: serrate, strette e doloranti a causa dei propri denti aguzzi. Fissa la figura che ha davanti e per un attimo si calma, si inonda di un sentimento caldo e piacevole, quasi come se quella visione fosse in grado di placarlo.


« Aiichiro, fallo rilassare. »


La voce ferma di Sousuke si rivolge a quel giovane che tanto fa calmare il ragazzo, in quel momento di disperato bisogno. Ma nemmeno Aiichiro sembra volerlo davvero aiutare a scappare, non che alla fine certe attenzioni gli dispiacciano, ma in tutto ciò si sente terribilmente schiacciato e sommerso da un branco di altri squali, decisamente fuori dalla sua portata. Annuisce, Aiichiro, arrossendo per tale richiesta posta dal proprio nuovo senpai, per il quale ha già cominciato ad avere un debole o forse è solo ammirazione per i suoi muscoli e per la sua bravura in acqua. Non sa spiegare qual è il motivo per tale obbedienza, ma a Rin, in quel momento, non bada nemmeno o meglio, vi sta badando anche fin troppo. Si china tra le sue gambe, lasciando a Rin il desiderio di allungare le mani per spostare quella frangia che gli copre i suoi occhi. Ma non può, le sue mani sono strette da altre, più grandi, più forti. Vede i capelli argentei ondeggiare, il capo muoversi lento proprio come quella lingua ,che ora lecca il suo membro. Sente le sue labbra sul glande, lo succhiano, lo assaggiano, lo vezzeggiano come se fosse qualcosa di sublime da gustare. Rin ansima piano, con voce arrochita, schiudendo le labbra e lasciando uscire di poco la lingua, sentendo il fiato improvvisamente mancare.

Dietro, intanto, delle mani si allungano sul suo petto. Lo accarezzano, lo sfiorano e si sente sopraffatto da un calore mai provato prima. Sente due bocche divorargli il collo, la schiena, le scapole e poi…qualcos’altro si insinua dentro di lui. Chiude gli occhi, li stringe con forza, mentre la voce del suo amico d’infanzia sussurra calda contro il suo orecchio.


« Ssh…rilassati Rin, ormai sono dentro. »


Vorrebbe insultarlo e prenderlo a calci, guardarlo con un’espressione così incazzata e fuori di sé che mai gli ha rivolto prima. Tuttavia, l’unica espressione che riesce a rivolgere in quel momento al ragazzo dalla capigliatura scura e gli occhi color smeraldo, è quella di desiderio e piacere. Piacere per le labbra di Ai sul suo membro, desiderio che quel qualcosa che è stato inserito dentro di lui si tolga alla svelta e qualcos’altro lo invada, qualcosa di più familiare e piacevole. Ma Sousuke non lo farà attendere molto, questione di far capire a Seijuro che Rin gli appartiene.


« Ti farò perdere la sfida Sousuke. »


Un sorriso bastardo viene rivolto a quello che ormai è l’ex-capitano della squadra di nuoto, mentre due dita scivolano a premere contro l’orifizio di Rin, lasciando che un sussulto gli sfugga al tatto fresco di quei polpastrelli. Seijuro ricambia il sorriso e si china sulla spalla del giovane squalo, leccandola con malizia e affondando i denti nella carne pallida, andando con la mancina ad attivare il suo giocattolo.

Una vibrazione comincia a percuoterlo da dentro, finendo per spalancare gli occhi e abbassare il capo sconvolto, prendendo un’ingente quantità d’aria. Le sue guance vanno a fuoco mentre mentalmente pensa di aver appena toccato la fossa dove verrà deposta la sua bara. Cerca di liberare le braccia, tenute saldamente ferme dai due ragazzi dietro di lui, che ora sembrano progettare qualcosa di ben peggiore da fargli, qualcosa che lo fa paralizzare per un intero istante. Un respiro strozzato e i gemiti gli fuoriescono dalle labbra senza ritegno, senza controllo alcuno, finendo per avere ripetuti spasmi e pulsazioni verso ogni muscolo. Adesso sa con precisione cosa gli è stato inserito senza permesso alcuno nel proprio orifizio: due vibratori di piccole dimensioni, grandi quanto due palline da ping-pong che si scontrano e vibrano tra loro. Esse sono controllate da due fili collegati a due telecomandi per la regolazione della velocità e dell’intensità.
Rin si dimena un po’, almeno per il primo minuto, poi comincia ad ansimare a ritmo più regolare, sebbene con affanno. Chiude gli occhi e si lascia cullare dalla presenza di Sousuke che poggia la sua mano libera ad accarezzargli il petto, per spingerlo contro di sé. Seijuro, invece, ha deciso di scendere col viso, passando sotto al suo braccio, in modo da succhiargli il capezzolo sinistro e lasciarlo gemere contro le labbra di Sousuke, che ora lo bacia in un miscuglio di desiderio e passione. Lo ama, lo sente con ogni fibra del suo corpo, Sousuke brucia di desiderio per lui e la mano che prima stringeva il suo braccio ora lo lascia libero, andando a poggiarsi bruscamente contro la testa di Seijuro. Questo tira appena coi denti il suo capezzolo, facendolo sussultare per il dolore, staccandosi con fastidio dalle labbra del proprio amico d’infanzia. Il trambusto fa aumentare il ritmo ad Aiichiro, che ha deciso di approfittarne per incrementare l’intensità di quel lavoretto precedentemente tenuto con calma e senza fretta. E Rin geme, fa scivolare la mano, finalmente, sulla chioma argentea e la stringe tra le dita. Gli dà il giusto ritmo da seguire, mentre ondeggia appena il bacino, contraendo i muscoli del proprio orifizio stimolato al massimo da quegli apparecchi meccanici. L’ex capitano si paralizza e non riesce a dissentire quell’allontanamento, rimanendo stordito e meravigliato dalla figura di Rin che è in procinto di riversarsi nella bocca del piccolo Ai. Sousuke rimane altrettanto in silenzio, osservando il suo viso e i suoi occhi, concentrati su quella piccola figura, la quale finalmente riesce a vedere completamente. Il suo membro risucchiato da quelle labbra, da quella bocca, la sensazione di umido che lo percorre e lo invade. Lo guarda, Rin, lo guarda con intensità e piacere e Sousuke non ce la fa, è geloso, è geloso e vuole al tempo stesso portarlo all’apice, sebbene in modo repentino. Fa scivolare la destra velocemente verso le sue natiche, le sfiora, provocandogli alcuni brividi alla schiena che lo fanno inarcare appena; poi, lo penetra con un dito. Istantaneo, nemmeno avesse toccato la sua prostata, Rin si riversa con quel gesto invasivo, un misto di dolore e piacere che lo brucia dentro. La bocca di Aiichiro lo accoglie tutto, fino a ingoiare il suo seme e le guance di Seijuro si colorano appena di rosso, osservando con assuefazione il viso contratto da spasmi del giovane squalo, che ora si accascia completamente contro Sousuke. Ringrazia la benevolenza di qualche dio in quel momento, quei dannati cosi elettronici sono fuori dal suo sedere e questo non può che farlo felice.

C’è una pausa di silenzio, dove Aiichiro si alza e si pulisce le labbra, cercando lo sguardo di lui, il suo senpai, colui che per primo lo ha chiamato “Ai” e che gli ha imposto di fare altrettanto col proprio nome. Senza problemi, dargli così tanta confidenza.
Aiichiro lo ama, lo guarda e ne è perso, perso in quel rosso sfumato che lo avvolge, proprio come il sentimento che prova verso di lui. E nonostante gli occhi di Rin si schiudano e per un istante cerchino quelli del ragazzo, come a rivolgergli uno sguardo complice e sereno, il proprio viso viene letteralmente girato di lato da una mano grande e ruvida. Due labbra si premono contro le sue, mentre una mano va a stringergli il sesso, segandolo quasi dolorosamente e con foga, portando Rin ad aprire le labbra in cerca di ossigeno. Ossigeno che però viene divorato da quella stessa bocca, quella lingua calda e possessiva che lo fa suo, lo riempe e lo marca, proprio come Seijuro ha fatto fino a quel momento con la sua spalla, tappezzandola di succhiotti. Non si accorge che altri gemiti si accavallano ai suoi, troppo preso da quei baci e quelle mani che lo toccano ovunque, esperte ormai e fin troppo a conoscenza di ogni punto debole che Rin ha. Le dita scavano dentro il suo corpo, affondano esperte e umide di quello che è un unguento, un lubrificante, che sembra non essere l’unico a cui viene applicato. Il suo sguardo scivola di lato, una volta che le labbra di Sousuke lasciano le sue e scendono sul collo e dietro, dove i capelli ricadono fino all’altezza della schiena, accarezzandogli dolcemente le spalle. I suoi occhi si fissano su quelli di Aiichiro, che è piegato in avanti, mentre Seijuro lo sovrasta e lo dilata con le dita, facendogli tremare le gambe che lo sorreggono. Non percepisce che anche le dita del proprio amico d’infanzia lo stanno penetrando e preparando, solo quando Sousuke lo morde con violenza sulla schiena e Rin distoglie lo sguardo da Ai, voltandosi per guardarlo con stizza. L’altro sorride ed estrae le due dita dal suo corpo, facendo deglutire l’attimo successivo il rosso che ora gli rivolge uno sguardo quasi sofferente e intimorito. Non che non sia abituato a farlo con lui, ma non vuole che gli faccia del male e in fondo sa che, quando gli rivolge quello sguardo, intenerisce l’animo del moro, il giusto per addolcirlo, estraniandosi dal resto. Lo bacia di nuovo, Sousuke, allungandosi verso il suo viso e lasciando che anche Rin faccia altrettanto. Le mani gli accarezzano le cosce e Rin porta le proprie sui capelli del compagno, ora intendo a spingere il proprio bacino verso le natiche del giovane. Lo porta a sedergli in braccio, finendo per sollevarlo appena sopra di sé e farlo calare, a quel punto, lentamente sopra il suo membro. Rin sussulta e Sousuke lo bacia con più fervore, cercando di distrarlo dal pizzicore che gli provoca quella penetrazione, così bollente e corrosiva che lo fa fremere tutto non appena lo avverte interamente dentro di sé. Poi si calma, la mano del moro si poggia all’altezza del cuore e lo accarezza piano, sentendo il battito dell’altro e aspettando che questo si plachi almeno un poco. Ma Rin non vuole attendere, perché si solleva col bacino e cerca di strusciarsi contro di lui, di sentire il membro di Sousuke muoversi. Ansima contro le labbra adesso e gli occhi lo guardano desiderosi, lasciandosi sollevare dall’altro con lentezza. Chiude gli occhi per istanti interi, ansimando e basta, sentendo l’altro fare altrettanto, avvertendo le sue labbra sul proprio collo. Poi i suoi occhi si aprono di nuovo, sentendo quel calore familiare farsi nuovamente spazio davanti a lui. Seijuro sta spingendo sulla schiena di Aiichiro, che ora geme contro le gambe di Rin. Lo guarda con sguardo liquido e forse un po’ confuso e stordito, osservando come quelle mani, piccole ma forti si aggrappano alle sue gambe. Sousuke lo vede e per un attimo accantona quella che fino a poco fa si poteva definire gelosia, perché in fondo a lui interessa solo che Rin sia felice e di averlo comunque al suo fianco. Esce da lui lentamente facendolo alzare e mettere in ginocchio, facendo altrettanto. Rin si gira, confuso e per un attimo non capisce, nemmeno perché lo spinga così tanto verso Aiichiro, che deve inarcare la schiena per aggrapparsi meglio al suo bacino, sentendo il membro del suo senpai sfregargli contro il viso, ancora bagnato per l’orgasmo di prima. Sousuke lo penetra ancora, stavolta meno dolcemente di prima e subito comincia a spingersi dentro di lui, lasciando che le mani di Rin si aggrappino in cerca dei suoi capelli dietro di sé, così come le sue spalle, le braccia, la sua schiena da graffiare. Boccheggia di piacere, lo stesso che aumenta quando sente di nuovo la bocca di Ai ad accogliergli il membro, mentre anche quest’ultimo è in balia del piacere che Seijuro gli sta dando, spingendosi in quel corpo stretto e caldo.

Ed è una catena di sesso, calore e carne. Un piacere così intenso che sembra quasi folle, talmente tanto che Rin non ricorda nemmeno com’è finito in una situazione del genere.

Ma è estasi quel piacere, è lussuria che calda e avara li divora.

E in quello spazio, in quel tempo, per loro non conta nient’altro.

  if you were smart, you’d run and protect yourself
      from the  d e m o n  living in the dark.  

hq-scans:

Title: Ichinichi Kareshi (One Day Boyfriend)
Type: Doujinshi
Fandom: Haikyuu!!
Pairing: Kageyama Tobio x Hinata Shouyou
Artist / Circle: Kazukirai / ぶぶん飯店 (Bubunhanten)
Pixiv Preview here.

SCANLATION

Original Scanlator:  面包一郎泥塑塑
Typesetter / QC: kurasuchi
Translator:  miffan
Cleaner / Redrawer: omchan

Here, it’s finally finished. Let’s not forget that Kageyama and Hinata are the only ones who would probably bring a volleyball to a date.

And if you have seen our future releases post, you probably know that we’re gonna bring in more works from the Kagehina goddess. We are trying to complete all of her works, so if you have one that isn’t included in any of our posts and in our list (and is not scanlated yet, of course) then please share it with us!

Please do not repost or rescanlate without permission.

Read More

aho-mine-dork-i:

And I remember when I met him. It was so clear that he was the only one for me. We both knew right away. And as the years went on things got more difficult, We were faced with more challenges. I begged him to stay, Tried to remember what we had in the beginning. He was charismatic, magnetic, electric, and everybody knew him When he walked in every woman’s head turned. Everyone stood up to talk to him. He was like this hybrid, this mix of a man who couldn’t contain himself. I always got the sense that he became torn between being a good person and missing out on all of the opportunities that life could offer a man as magnificent as him. And in that way, I understood him. And I loved him, I loved him, I loved him, I loved him. 

And I still love him, I love him.

[another, another] edit Jasico, this time inspired in national anthem of Lana del rey 

art by minuiko

joker-ace:

I FINALLY DID IT